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Denuncia Taglio dei Boschi

Dal 2007 la procedura di Denuncia di Taglio dei Boschi è stata informatizzata, consentendo a cittadini ed imprese di presentare la documentazione via Internet.
Grazie alla nuova procedura informatizzata, è possibile rivolgersi presso l’ente più comodo da raggiungere.
La richiesta può essere presentata ogni giorno dell'anno, senza alcuna limitazione; tuttavia, si ricorda che per eseguire il taglio occorre osservare le regole dettate dalle Norme Forestali Regionali, che limitano nel tempo e nello spazio i tagli. Inoltre, soprattutto nelle aree protette (Parco Regionale Grigna Settentrionale), bisogna normalmente attendere il sopralluogo dei tecnici forestali, che può comportare una attesa massima di 45 giorni, scattando poi la procedura del “silenzio/assenso”..

Il taglio dei boschi d'alto fusto e del relativo sottobosco di specie arbustive e infestanti è consentito in qualsiasi periodo dell'anno. Il periodo di taglio dei cedui su tutto il territorio regionale è:

• dal 15 ottobre al 31 marzo fino a 600 metri di quota;
• dal 1° ottobre al 15 aprile da 600 a 1.000 metri di quota;
• dal 15 settembre al 15 maggio oltre i 1.000 metri di quota.

Entro 30 giorni dalla fine del taglio devono essere concluse le operazioni di sgombero e sistemazione del legname, compreso l’accatastamento o allontanamento delle ramaglie.

Sono consentiti in qualsiasi periodo dell'anno, previa presentazione di regolare denuncia di taglio, gli interventi di sfollo, dirado, conversione e l'asportazione dei fusti schiantati.

ATTENZIONE: questa procedura non serve per il "disboscamento”, cioè per il cambio di destinazione d'uso del bosco, ossia l'eliminazione del terreno a bosco per far posto a terreni agricoli, pioppeti, edifici, strade, piste da sci, cave eccetera. In questo caso è necessario rivolgersi all'ente forestale (Provincia, Comunità Montana, Ente Gestore di Parco o Riserva Regionale) per chiedere l'autorizzazione alla "trasformazione del bosco”, che potrebbe però essere soggetta ad oneri di compensazione.

Per compilare la denuncia è necessario presentarsi con:

• la carta regionale dei servizi (CRS) o Codice Fiscale, del richiedente;
• i dati dell’esecutore del taglio;
• i dati catastali (n° di foglio e mappale) del bosco da tagliare;
• l’elenco delle specie arboree da tagliare;
• la superficie del bosco interessata dal taglio;
• massa legnosa (in metri cubi) da tagliare per i boschi d’alto fusto e se disponibile massa legnosa (in quintali) da tagliare per i boschi cedui;
• la localizzazione di eventuali impianti a fune.

Se il taglio del bosco interessa:

• una superficie di almeno 10.000 mq;
• un bosco all'interno soggetto a "piano di assestamento forestale"

allora bisogna presentare anche, rispettivamente, un progetto o una relazione di taglio. In questo caso però sarà lo stesso dottore forestale o dottore agronomo che prepara questi elaborati, ad inserire in internet la denuncia di taglio.

Cos’è un bosco ceduo?
Quando si tagliano delle piante di latifoglie (querce, castagno, faggio, frassini, carpini, aceri, robinia ecc.) all'altezza del terreno, queste reagiscono emettendo dei ricacci (detti “polloni”) dalla ceppaia. I polloni, col passare del tempo, possono raggiungere altezze di 20-30 m e diametri significativi, ricostituendo il soprassuolo boschivo. Un bosco così gestito è detto “ceduo” ed è adatto in particolare per produrre legna da ardere, paleria e altri piccoli assortimenti.

Cos’è un bosco d’alto fusto (fustaia)?
Le conifere (pini, abeti, larice ecc.) non possono invece emettere polloni e le latifoglie di età avanzata (oltre 50-60 anni) emettono ricacci molto deboli. Pertanto, in questo caso, le piante dopo il taglio muoiono e il bosco deve rigenerarsi grazie a giovani piantine nate da seme o piantate. Questo tipo di gestione del bosco si chiama “fustaia” o “alto fusto” ed è adatta a produrre legna da opera e di pregio.

Cos’è un bosco “misto”?
In alcuni boschi possono convivere sia piante a ceduo, sia piante d’alto fusto. Normalmente le specie a ceduo sono diverse da quelle governate a fustaia; le situazioni più frequenti sono:

•  cedui di castagno (o di altre latifoglie di bassa montagna) “coniferati” con pini o abeti;
•  cedui di robinia con presenza di alto fusto di querce o pino silvestre nell’alta pianura.

Cosa sono le “Norme forestali regionali”?
Regione Lombardia ha emesso un regolamento per la corretta gestione dei boschi: è il n. 5 del 2007 e si chiama “Norme Forestali Regionali”. Nel caso del ceduo, queste norme mirano a conciliare la produzione di legna con la perfetta rigenerazione del bosco, la conservazione della natura, del nostro paesaggio e la prevenzione degli incendi e del dissesto idrogeologico. Ecco qui alcune fra le norme più importanti.

Faccio “pulire” il bosco al primo che capita?
Ricorda che se non sei in grado di fare tu il taglio, è bene affidarsi a ditte qualificate, come ad esempio:

•  le “imprese boschive” iscritte all’albo regionale della Lombardia www.aribl.it (o di altre regioni); Per i tagli su superficie superiore a un ettaro, sei obbligato a rivolgerti a una di queste imprese boschive.

Quando posso tagliare?
Il taglio delle piante a ceduo deve avvenire durante il riposo vegetativo invernale, perché così la piante riesce a emettere ricacci più vigorosi. Per questo motivo è possibile tagliare la componente a ceduo:

• dal 15 ottobre al 31 marzo alle quote inferiori a seicento metri sul livello del mare;
• dal 1 ottobre al 15 aprile alle quote tra seicento e mille metri sul livello del mare;
• dal 15 settembre al 15 maggio oltre i mille metri sul livello del mare. Sono invece permessi tutto l’anno i tagli delle piante che non devono emettere ricacci, ossia:
• i tagli della piante a fustaia;
• i tagli di conversione della componente a ceduo (è il passaggio dal ceduo alla fustaia: si lasciano invecchiare gli alberi e si tagliano periodicamente i più brutti e dominati);
• i diradamenti e gli sfolli di tutti i boschi (cioè lo sfoltimento dei boschi troppo densi);
• i tagli di piante morte, sradicate o spezzate, quelli di pronto intervento, fitosanitari o per la tutela della pubblica incolumità. Tuttavia, è bene effettuare il taglio delle piante a fustaia in concomitanza delle piante a ceduo.

Le “ripuliture”, ossia l’eliminazione dello strato arbustivo o erbaceo (ed eventualmente di qualche piccola pianta morta), è soggetto a limitazioni, in quanto costituisce rifugio e habitat per molte specie di animali. Le ripuliture sono quindi vietate:

• dall’1 aprile (dal 1° marzo nei siti natura 2000) al 31 luglio per i boschi fino a seicento metri;
• dal 15 aprile (dal 1° aprile nei siti natura 2000) al 31 luglio per i boschi fra seicento e mille metri;
• dal 15 maggio (dal 15 aprile nei siti natura 2000) al 31 luglio per i boschi posti a quote superiori;

Però, sono permesse tutto l'anno se fatte per garantire la sicurezza del cantiere durante il taglio del ceduo, oppure per accertate esigenze di prevenzione degli incendi, oppure nei castagneti da frutto e nei boschi che sono stati destinati ad un uso intensamente ricreativo.

Ogni quanti anni posso tagliare?
Nel ceduo, se le piante sono troppo giovani, i ricacci sono stentati. Inoltre, il taglio troppo frequente impoverisce il suolo e le piogge cadute possono provocare danni al terreno. Infine, il seme delle piante d’alto fusto presenti, per potere germinare e dare vita a nuove piante, deve trovare un sottobosco abbastanza libero dai ricacci delle piante a ceduo e sufficientemente luminoso: ciò avviene se la componente a ceduo non viene tagliata troppo spesso e/o se il suo vigore è ostacolato dall’ombra delle piante d’alto fusto. Per questo, non è possibile tagliare il ceduo quando le piante sono troppo giovani. L'età minima (“turno minimo”) per tagliare le piante gestite a ceduo è questo:

• tre anni per i polloni di ciliegio tardivo e di altre esotiche infestanti;
• sei anni nei corileti (boschi di nocciolo) e nei saliceti;
• dieci anni nei robinieti puri (dove la robinia rappresenta almeno il 90% della massa legnosa del bosco ceduo) e nelle formazioni di pioppo;
• quindici anni nei castagneti, nei querceti di roverella e di cerro e negli orno-ostrieti (formazioni di carpino nero misto a roverella);
• venti anni nei robinieti misti, nei querco-carpineti e carpineti, nei querceti di rovere e farnia, negli alneti (ontaneti), nelle faggete e in altre formazioni a ceduo. Per le piante gestite a fustaia, è necessario tagliare le piante solo quando queste sono sufficientemente grandi per disseminare e produrre buon legno. L'età minima delle piante che tagli (“turno minimo”) deve essere questo:
• novanta anni per faggio, abete bianco, querce (farnia, rovere o cerro), carpino bianco;
• ottanta anni per abete rosso, eventualmente misto a faggio;
• settanta anni per il castagno e la roverella;
• sessanta anni per il pino silvestre, il pino nero e le conifere esotiche
• cinquanta anni per gli aceri, i frassini, i tigli, gli ontani (bianco e nero), gli olmi.

Come posso tagliare?
Quando tagli, fai in modo che la corteccia non resti slabbrata; il taglio deve essere inclinato verso l'esterno della ceppaia e a non più di 10 cm dal terreno. In questo modo la ceppaia ha meno probabilità di marcire e i ricacci saranno più vigorosi, più robusti e difficilmente rischieranno di cadere in testa a qualcuno quando tira vento o nevica.
Quando sei in bosco a tagliare, fai di tutto per evitare il danneggiamento:

• delle radici, fusto e chiome degli alberi del bosco che non tagli;
• di opere e manufatti eventualmente presenti, come i muri a secco o terrazzamenti;
• dei fiori e delle erbe del bosco, specie se protette, delle tane degli animali selvatici compresi i formicai di Formica rufa, e degli stagni e altre zone umide.

Ricordati che non puoi sradicare le piante e le ceppaie, e nemmeno cambiare la destinazione d’uso del suolo boscato e delle radure, a meno che non ti sei fatto autorizzare espressamente da parte dell'ente forestale competente. I boschi in cui la componente a ceduo è formata a maggioranza da querce, faggio, frassino maggiore, acero di monte, acero riccio o tiglio con piante di età superiore a cinquanta anni devono essere gestiti come se fossero fustaie. Questo perché le piante sono troppo vecchie per emettere ricacci robusti dopo il taglio e quindi devono essere sostituiti da piante nate da seme. Nei siti natura 2000, alcuni rari tipi di bosco devono essere gestiti come se fossero fustaia al fine di ridurre il disturbo sull'ambiente e sulla fauna. Si tratta di:

• acero-tiglieti;
• alnete di ontano nero;
• querceti a prevalenza di cerro, farnia o rovere.

Posso tagliare tutte le piante o devo lasciarne qualcuna?
Ogni cinquemila metri quadrati di bosco in cui tagli, devi cercare un albero sano e vigoroso e lasciarlo da parte per lasciarlo vivere per sempre. Saranno i guardiani del bosco e accompagneranno te, i tuoi figli e i tuoi nipoti per sempre. Col tempo, questi “alberi per l'invecchiamento indefinito” saranno parte del paesaggio e un punto di riferimento per i piccoli animali del bosco. Scegli piante sane di almeno 30 cm di diametro possibilmente fra queste specie: abete bianco, acero riccio, cerro, ciavardello, ciliegio selvatico, farnia, leccio, noce, olmo ciliato, ontano nero, pino cembro, pioppo bianco, quercia crenata, rovere, tasso. Ricordati di indicare gli alberi da rilasciare con un bollo di vernice gialla indelebile o con un contrassegno che ti viene fornito gratuitamente dall’ente forestale. Questi alberi possono essere conteggiati fra le matricine e le riserve (vedi poi). Rispetta la vegetazione arbustiva lungo i corsi d’acqua, gli agrifogli, i pungitopo e gli arbusti che producono frutti carnosi, come i biancospini, meli, peri, ribes e sorbi: contribuirai a preservare il paesaggio e l'alimentazione della fauna selvatica. In tutti i boschi a forma di governo mista, devi lasciare in piedi alcune piante fra quelle d’alto fusto o, in mancanza, fra i migliori polloni del ceduo, ossia di buona conformazione e possibilmente “affrancate”, ossia con radici proprie. Le piante da rilasciare prendono il nome di “matricine” (se sono della stessa specie che domina il bosco) o “riserve” (se sono di una specie diversa, es. un pino silvestre in un castagneto o una quercia in un robinieto). Queste piante svolgono diversi compiti: sostituiranno le piante che tagli, perché anche se ricacciano, esse non vivono in eterno e hanno bisogno prima o poi di essere rimpiazzate da piante robuste; producono seme per la nascita di nuove piantine; migliorano il paesaggio e creano rifugio per gli animali della foresta. Nei diradamenti e negli sfolli del ceduo puoi tagliare fino al cinquanta per cento dei polloni e fino al trenta per cento della massa legnosa presenti prima dell’intervento.

Come scelgo le matricine e le riserve? Prima o poi posso tagliarle?
Per evitare che il vento o la neve pieghino o spezzino le piante che hai lasciato in piedi, assicurati che siano robuste e che abbiano una bella chioma almeno sul terzo più alto: esempio, una pianta alta 12 metri deve avere una bella chioma almeno dagli 8 metri in su. Meglio se anche più in basso. Le piante da mantenere in piedi devono avere un’età di almeno al “turno minimo”, nel caso di querce e faggio, che producono buon seme a età avanzata, almeno la metà deve essere di età doppia. Le matricine e le riserve possono essere distribuite sull’intera superficie della tagliata oppure rilasciate a gruppi di massimo dieci individui. I gruppi devono essere distribuiti sull’intera superficie della tagliata. La prossima volta che taglierai il bosco, puoi tagliare matricine e riserve, ma solo se vi sono piante più giovani delle stessa specie che possono rimpiazzarle. Se hai scelto come matricine o riserve piante belle, potrai forse farle portare in segheria e guadagnarci. Se hai scelto piante brutte, contorte e mezze marce, non te ne farai nulla! Puoi migliorare matricine e riserve potandole, ma attenzione, non come fossero piante da frutta! Obiettivo della potatura, è ottenere un tronco perfettamente dritto, cilindrico, privo di difetti e cavità, di lunghezza almeno 3 metri (massimo 7-8). Le potature si devono fare solo con cesoie o troncarami, mai con seghetti, e le potature migliori sono quelle che non si vedono! Se vuoi saperne di più, scrivi a foreste@regione.lombardia.it

Cosa devo fare dei residui legnosi? Posso bruciarli?
Quando hai terminato il taglio del ceduo, devi sistemare l'area del taglio e portar fuori la legna dal bosco entro trenta giorni dal termine della stagione di taglio del ceduo, riportata al punto 1, per i tagli permessi tutto l’anno, entro 30 giorni dal termine del taglio. La ramaglia, i cimali sramati ed ogni altro avanzo dei tagli deve essere sistemato bene, per evitare rischi di incendi e pericolo ai passanti. Gli avanzi, degradandosi, arricchiranno di humus il sottobosco e libereranno nel suolo i sali minerali di cui sono ricchi. Quindi puoi:

• sistemare il materiale in andane o cataste in aree ove non risulti di ostacolo all'affermarsi delle nuove piante o dei ricacci e lontano da corsi o specchi d’acqua, viabilità ordinaria o agro-silvo-pastorale, ferrovie, sentieri, viali tagliafuoco, linee elettriche e telefoniche;
• sminuzzare il materiale mediante triturazione e distribuirlo sull'area interessata al taglio
• tagliare il materiale in pezzi lunghi non più di un metro o, nel caso di tronchetti di diametro inferiore a venti centimetri, in pezzi lunghi non più di due metri e distribuirlo sull’area interessata al taglio;
• asportare il materiale. Eliminare la ramaglia col fuoco è sconsigliato. Tuttavia, è possibile farlo osservando tutte le seguenti raccomandazioni, ma ricorda che sei tu il responsabile per i danni che potrai provocare agli altri:
• non puoi accendere fuochi quando c'è vento;
• non puoi bruciare vicino alle strade, ferrovie, linee elettriche, case e altri manufatti;
• deve spegnere bene i fuochi prima delle ore 14 (quando c'è l'ora legale, prima delle 16);
• non puoi bruciare quando la regione ha dichiarato lo stato di grave pericolosità di incendi;
• non puoi bruciare se, in generale, rischi di creare situazioni di pericolo e se ci sono divieti stabiliti a livello locale (informati in Comunità Montana o Municipio).
 

Cosa devo fare per portare la legna fuori dal bosco?
Per portare il legname fuori dal bosco, utilizza ove possibile fili aerei (che devi che devi denunciare all’Ente), o usa mulattiere, sentieri, viabilità agro-silvo-pastorale, condotte, canali di avvallamento già esistenti, evitando comunque qualsiasi percorso nelle parti di bosco con giovani piantine o ricacci.
Il concentramento per “strascico” è consentito solamente dal letto di caduta delle piante alla più vicina via di esbosco, ma puoi fare un percorso più lungo se devi tutelare la flora del sottobosco o le tane della fauna selvatica. Non puoi far scorrere la legna lungo versanti, canaloni e torrenti in cui siano state eseguite opere di sistemazione idraulico forestale, né trascinarla lungo la viabilità ordinaria e agro-silvo-pastorale. Nei siti Natura 2000, non usare di mezzi cingolati e movimentare il legname o altri materiali a strascico.

E per finire…. lo sapevi che……….?

• In Lombardia i boschi coprono circa 618 mila ettari, ossia un quarto del territorio regionale.
• In tutta l’Unione Europea, la superficie coperta da boschi è in lento ma continuo aumento, soprattutto per l’abbandono dell’agricoltura nelle zone marginali; solo nelle aree molto urbanizzate o agro-industriali (es. val padana) le superfici a bosco si riducono.
• Ogni anno i boschi di Lombardia aumentano, in media, la loro massa legnosa di circa 5 metri cubi all’ettaro. Complessivamente, tutti i boschi lombardi aumentano di oltre 3 milioni di metri cubi all’anno.
• Ogni anno, sono richiesti al taglio in Lombardia circa 550 mila metri cubi di legname, ossia solo il 18% della crescita annuale dei nostri boschi.
• Quindi, potremmo moltiplicare per 5 il taglio di legna nei nostri boschi, senza far diminuire la consistenza legnosa delle nostre foreste. L’importante è tagliare bene, ossia seguendo le regole che trovi in questi fogli.
• La specie più tagliata in Lombardia è la robinia, seguita, a seconda degli anni, da abete rosso, castagno, faggio, carpino nero, querce (farnia, rovere, roverella), larice e frassino.
• La robinia non è una specie tipica europea, ma fu importata nel 1601 da Jean Robin (da cui prese il nome), giardiniere del Re di Francia Enrico IV. Egli la portò dagli attuali USA, precisamente dalla Louisiana, allora vasta colonia francese estesa fino al Québec. La robinia fornisce ottima legna da ardere e per paleria e dai suoi fiori si ricava un famoso miele chiamato, erroneamente, “di acacia”. Tuttavia la robinia, se ceduata, emette vigorosi ricacci che soffocano le specie nostrane, in particolare le querce, e quindi nelle aree protette viene ostacolata, lasciandola invecchiare e morire in piedi. Continuando a tagliare le robinie a brevi intervalli, si impedisce alle querce di rinnovarsi, in quanto le piantine nate dalle ghiande sono soffocate dai ricacci di robinia. Nell’arco d alcuni decenni le querce si estinguono, anche se non venissero mai tagliate